Il microbiota intestinale influisce profondamente sul bilancio energetico dell’organismo attraverso diversi meccanismi, contribuendo alla regolazione del peso corporeo
Sovrappeso, obesità, denutrizione e le rispettive conseguenze hanno un impatto enorme sulla salute pubblica e personale in tutto il mondo. Gli approcci per il trattamento di queste condizioni sono principalmente basati su dieta, esercizio fisico, farmaci e/o interventi chirurgici, e hanno mostrato diversi gradi di successo a breve e lungo termine. Nonostante diversi decenni di ricerca, la gestione del peso corporeo rimane un problema clinico di difficile risoluzione. I problemi di salute associati a un peso corporeo disregolato, come sovrappeso, obesità e cachessia, si associano a diverse alterazioni del microbiota intestinale e vi è un crescente interesse verso interventi di modulazione del microbiota per il controllo del peso corporeo, grazie anche al fatto che risponde in modo significativo ai trattamenti e svolge un ruolo importante nel bilancio energetico e nella biotrasformazione dei nutrienti.
Il microbiota intestinale, definito come i trilioni di microrganismi che vivono nel tratto gastrointestinale, è strettamente legato alla salute dell’ospite
Il peso corporeo è il risultato di diversi fattori che regolano il bilancio energetico, tra cui i principali sono il comportamento alimentare, l’assunzione di energia, l’assorbimento energetico intestinale, il dispendio energetico e l’accumulo di energia. L’alterazione a lungo termine del bilancio energetico dell’organismo porta allo sviluppo di diversi disturbi cronici tra cui sovrappeso e obesità (bilancio energetico positivo), cachessia e la malnutrizione (bilancio energetico negativo). Il metabolismo microbico del materiale non digerito nel tratto gastrointestinale è un meccanismo chiave attraverso il quale il microbiota intestinale e l’ospite interagiscono. Da un lato le sostanze ingerite o secrete nel lume intestinale dall’organismo forniscono nutrimento essenziale per i microbi e modellano la composizione del microbiota intestinale; dall’altro i prodotti del metabolismo microbico possono interagire con i tessuti dell’organismo, sia localmente nell’intestino, sia in seguito al loro assorbimento.

Disbiosi e sovrappeso
La disbiosi intestinale è un’alterazione qualitativa e quantitativa della flora batterica intestinale (microbiota) che compromette l’equilibrio intestinale e non solo, spesso associata a una crescita eccessiva di batteri nocivi. Vari studi scientifici hanno rilevato una differente composizione del microbiota intestinale tra soggetti in sovrappeso/obesi se confrontati con soggetti normopeso, identificando sempre più in maniera precisa degli alterati rapporti tra le diverse specie microbiche. La disbiosi intestinale sembra favorire l’obesità aumentando l’infiammazione, alterando gli ormoni che regolano l’appetito con un minore senso di sazietà e riducendo il metabolismo dei nutrienti. Il microbiota intestinale può essere modulato attraverso l’uso di probiotici e prebiotici che supportano il rispristino dell’equilibrio microbico, migliorano il metabolismo e favorendo la gestione del peso corporeo.
Numerosi probiotici riducono efficacemente l’aumento di peso corporeo e l’adiposità addominale
La ricerca che collega il sovrappeso alla disbiosi del microbiota intestinale ha portato all’ipotesi che alcuni ceppi batterici (probiotici) possano contribuire alla gestione del peso e alla salute metabolica dell’organismo. Tra questi, il Bifidobacterium animalis subsp. lactis 420 (B420) è stato ampiamente studiato in studi clinici per gli effetti diretti sul microbiota intestinale e sulla salute metabolica. Prove scientifiche indicano che B420 è in grado di migliorare la funzionalità e la struttura intestinale, riequilibrando la disbiosi indotta da una dieta disequilibrata che favorisce l’accumulo di tessuto grasso (obesogena). Bifidobacterium animalis subsp. lactis B420 è un ceppo probiotico scientificamente validato che favorisce la gestione del peso migliorando l’integrità della barriera intestinale. Studi clinici suggeriscono che l’assunzione di questo probiotico, con o senza il consumo di fibre, contribuisce a ridurre la massa grassa complessiva, il grasso addominale e la circonferenza della vita in modo statisticamente significativo. L’utilizzo di B420, inoltre, aumenta l’abbondanza intestinale di Akkermansia muciniphila. Questa specie batterica, presente nell’intestino, risulta essere in minor concentrazione in soggetti obesi, in persone con diabete di tipo 2, in presenza di infiammazione cronica, malattie metaboliche e cardiovascolari. È stato dimostrato che individui con una maggiore abbondanza di A. muciniphila presentano un migliore metabolismo e composizione corporea.
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A cura di Anna Zuppini, PhD
Responsabile Scientifico Giuriati Group srl, Direzione Scientifica Nutriva Academy
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